altraeconomia

by angelo tria — last modified 2008-03-04 13:39

scarica il file






1. Sono già passati alcuni decenni dai primi tentativi di delineare un’economia, cioè un modo di produrre, di commerciare e di consumare, che fosse molto diversa da quella oggi dominante, sia nelle sue caratteristiche di funzionamento che soprattutto nei suoi effetti sulle popolazioni coinvolte. L’esigenza di esplorare nuove vie da far percorrere a produttori e consumatori nasceva dal giudizio negativo sui risultati ottenuti dal sistema oggi dominante (qualità della vita basata solo sul possesso di oggetti, perdita di valori diffusi, moltiplicarsi degli inquinanti sociali) e dalla necessità di indicare delle alternative possibili a quanti (oltre la metà dell’umanità e gran parte di quella che popolerà la terra nei prossimi 15-20 anni) sono ormai esclusi dai mercati internazionali.

Il consumo senza limiti o vincoli delle risorse naturali ha iniziato a intaccare il patrimonio naturale terrestre, mentre inquinamenti e altri danni ambientali incidevano in forma forse irrecuperabile sui meccanismi biologici di assorbimento e riproduzione del pianeta. Da questa analisi nasce la ricerca di un’economia che non rispondesse solo alla logica del profitto e dell’espansione illimitata ma fosse rispettosa dell’ambiente, garantisse un’occupazione giustamente remunerata, realizzasse prodotti non dannosi per la salute e soprattutto permettesse rapporti più solidali tra le persone e rispettasse le esigenze reali e profonde degli esseri umani.

Razeto e Mance in America Latina e Yunus in Asia sono tra i precursori delle economie alternative, ma negli ultimi anni si stanno moltiplicando le esperienze concrete che permettono prime sistemazioni teoriche di un’economia solidale.

Da situazioni di perdita improvvisa della democrazia si sono sviluppate forme di solidarietà come le mense comuni del Cile o i mercati del baratto e la gestione di fabbriche chiuse da parte degli operai in Argentina. Dall’esclusione dei più poveri da qualunque forma di credito è nata l’idea dei piccoli crediti, senza richiesta di garanzie, concessi sulla fiducia nella capacità lavorativa delle persone. Dalla necessità di sottrarre i piccoli produttori agricoli dallo sfruttamento delle multinazionali è nato il commercio equo e solidale che ha creato rapporti diretti tra produttori e consumatori abitanti di continenti diversi mentre dall’eccesso di consumo di materie prime sono nate le esperienze di riuso e riciclo orientate anche a ridurre la dispersione sulla terra di materiali non biodegradabili. Su queste basi si sono poi sviluppate le forme più complesse di zone e sistemi sottratti alle logiche dominanti e che permettevano una vita molto più vicina ai bisogni e alle esigenze degli esseri umani, dai villaggi ecologici alle abitazioni a basso uso di energia, dall’uso di prodotti ecologici esenti da avvelenamenti chimici alle scelte di consumi alimentari e di abbigliamento non dannosi per la salute e con residui quasi integralmente restituibili al terreno.

A queste esperienze negli anni più recenti si sono collegate le soluzioni informatiche sottratte al controllo dei grandi produttori, le ricerche che riprogettano prodotti troppo pericolosi per l’ambiente, le attività culturali che documentano esperienze alternative alle logiche del profitto, le attività artigianali che permettono la riconquista dei lavori manuali e creativi.

2. Oggi si contano ormai circa dieci milioni di persone che si muovono al di fuori delle possibilità di controllo da parte dei meccanismi capitalistici e si moltiplicano le esperienze di costruzione di luoghi e territori ispirati ai principi dell’economia solidale (esposizioni, distretti, città dell’altra economia, aree con monete alternative).

Come funziona questo tipo di economia, specie quando si sviluppa all’interno di economie tradizionali? Facciamo l’esempio di un meccanismo, quello dell’efficienza, che è fra i più importanti tra quelli che fanno funzionare il sistema economico dominante e che deve essere profondamente mutato per intraprendere l’esperienza di un’economia completamente “altra”.

In un dizionario aggiornato al 1992, relativo all’economia dominante, la parola si trova all’interno della definizione del termine “produttività” e viene così usata: «Concetto creato per misurare l’efficienza dei fattori di produzione e della loro combinazione.

La produttività viene calcolata relazionando il volume di produzione alla quantità utilizzata di un certo fattore. Si parla di produttività “apparente” del lavoro o del capitale per esprimere che l’efficienza attribuita a uno dei fattori, dipende in gran parte dal modo in cui viene utilizzato l’altro».

Il concetto di efficienza quindi è applicato sempre in funzione e in termini di produzione e in realtà misura il ruolo di uno dei fattori di produzione nei confronti dell’altro o degli altri fattori di produzione (capitale, lavoro, talvolta terra) che vengono variamente combinati tra loro allo scopo di ottenere delle produzioni.

È pertanto un concetto eminentemente relativo e quantitativo, comunque utilizzato sempre in funzione del produrre qualcosa.

L’uso di questa parola nell’ambito dell’economia alternativa deve essere sottoposto ad alcune limitazioni e cautele, per evitare di entrare in pratica contraddizione con le finalità e le caratteristiche di un’economia profondamente diversa da quella dominante.

Nel caso di attività di altra economia i cui prodotti sono in larga misura destinati al mercato è necessario raggiungere un notevole grado di efficienza, per evitare di combinare i fattori materiali della produzione in modo talmente inefficiente da risultare “fuori mercato”. Tuttavia, il solo fatto che l’altra economia attribuisce un alto valore all’occupazione porta quasi certamente ad adottare delle combinazioni non ottimali rispetto a quelle di mercato. In altre parole, creare posti di lavoro in più rispetto alle esigenze imposte dal mercato, evitando cioè di aumentare le ore di lavoro o l’intensità del lavoro a parità di salario (aumento del tasso di sfruttamento) oppure mantenendo al lavoro (magari solo per qualche tempo) alcuni lavoratori anche quando la domanda di prodotti diminuisce, può costituire una scelta obbligata per iniziative che hanno tra le loro priorità la solidarietà tra chi partecipa al processo produttivo.

Ovviamente questo comportamento non può essere prolungato nel tempo (pena l’espulsione dal mercato) e comunque questa perdita di efficienza nei termini del mercato deve essere evidenziata e resa nota a tutti i partecipanti. Inoltre, nei periodi in cui aumenta la produzione, una parte dei guadagni dovrebbero essere accantonati (diversamente da quanto accade nelle imprese tradizionali) per resistere più a lungo alla pressione della produttività diffusa nel mercato. Dovrebbe anche essere prevista una “contribuzione solidale” da parte dei lavoratori che potrebbero restare in produzione a sostegno di quelli diventati vittime di una pressione verso l’espulsione. In sostanza si tratterebbe di compensare temporaneamente le perdite di efficienza con una redistribuzione degli oneri su tutta la collettività di produzione.

Per la parte di produzione (tendenzialmente sempre in aumento a causa degli scopi perseguiti in comune dall’intera area di economia alternativa) destinata alle altre realtà alternative, è l’intera combinazione dei fattori della produzione a presentarsi in modo sostanzialmente diverso. Diventano prevalenti gli obiettivi alternativi (creare e mantenere nuovi posti di lavoro, preferire materie prime provenienti da fonti vicine, scegliere processi di produzione rispettosi per l’ambiente, adottare tecnologie avanzate ma non necessariamente avanzatissime, utilizzare imballaggi che producono rifiuti scarsi, riciclabili o biodegradabili, ecc.) e il tener conto delle reali esigenze (e non dei fabbisogni immaginari e indotti) dei consumatori appartenenti all’area di altra economia. Ciò significa che i destinatari possono di fatto essere resi partecipi delle scelte a monte di ogni prodotto e il “prezzo” può essere in larga misura discusso con il consumatore.

Naturalmente si tratta di processi graduali in termini materiali, mentre la partecipazione dei consumatori, a titolo informativo, può essere avviata subito.

L’efficienza diventa quindi parte di un sistema di scelte in cui la solidarietà con il resto dell’area alternativa diventa sempre più importante. Non è escluso che possano emergere conflitti o contraddizioni, che andrebbero affrontati sulla base di un consenso condiviso.

In un’area che abbia adottato delle monete locali, il valore attribuito ad esse deve avere incorporato il risultato dei processi qui descritti (con i relativi limiti) e questo, a regime, semplifica la vita delle persone coinvolte. Questo esempio è sufficiente per comprendere la strada che intende percorrere l’economia alternativa e solidale all’interno dell’economia dominante. Si tratta di avviare attività che verso l’esterno tengano conto della concorrenza e della necessità di accumulare, senza tuttavia subordinare alle logiche del profitto e dell’accumulazione componenti essenziali, come la fabbricazione di prodotti non dannosi per l’ambiente e a basso consumo energetico. La loro pubblicità non deve essere ingannevole ma anzi deve sottolineare gli aspetti solidali dell’agire.



bibliografia

Carta dei principi dell’Altra Economia, Roma 2004.

De Sousa Santos Boaventura (a cura di), Produrre per vivere, le vie della produzione non

capitalistica, Città Aperta, Enna 2005.

Laville Jean-Louis et Cattani Antonio D., Dictionnaire de l’autre economie, «Desclèe de

Brouwer», gennaio 2005.

Mance, Euclides Andrè, La rivoluzione delle reti, Emi, Bologna 2003.

, Fame Zero, il contributo dell’economia solidale, Emi, Bologna 2006.

Pittau Maurizio, Economie senza denaro, Emi, Bologna 2003.

Razeto Luis, Le dieci strade dell’economia di solidarietà, Emi, Bologna 2003.

, Le imprese alternative, Emi, Bologna 2004.

Teulon Frederic, Dizionario di economia, Newton Compton, Roma 1994.


sitografia

Rete di economia solidale in Brasile: www.redesolidaria.com.br

Reti e distretti di economia solidale: www.retecosol.org


Alberto Castagnola, economista, specializzato su tematiche internazionali e di

economia alternativa, è presidente di Formin, centro di formazione internazionale,

collabora con la Rete Lilliput, è portavoce del Forum della Provincia di

Roma per la pace, i diritti umani e la cooperazione internazionale. Tra le pubblicazioni

più recenti: Cancellare il debito e Il mercato della salute della Emi. Ha

collaborato alla stesura della Carta dei principi dell’altra economia e alla Carta

dei principi dei cantieri sociali.